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San Ciro > Il nostro parroco
Le due immagini riportate rappresentano le copertine dei due libri di omelie di don Felice redatti per la parrocchia di San Ciro in Bari.
Don Felice Verni è nato a Noicattaro nel 1945. Ha completato gli studi per la formazione sacerdotale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (PFTIM) di Napoli, ed è stato ordinato sacerdote il 30 giugno del 1968. Viceparroco a Mola di Bari nella Chiesa di San Nicola nei primi anni dopo l'ordinazione, diventa successivamente parroco della chiesa della Sacra Famiglia nella zona Villaggio del Lavoratore a Bari. In questi anni consegue la laurea in Filosofia, approfondisce gli studi di Teologia e, dopo un tirocinio quadriennale presso Enti Pubblici, si iscrive all'Ordine degli Psicologi.
Dal 1987 è parroco della parrocchia di San Ciro nel quartiere "Mungivacca", sempre a Bari. Nel 1992 si è laureato in Medicina e Chirurgia: primo prete medico dell'Università di Bari.
In questo libro sono raccolte le omelie - riferite ad un periodo che copre quasi per intero un anno liturgico - del sacerdote Don Felice Verni, parroco della chiesa di San Ciro nel quartiere "Mungivacca" a Bari.
Sono ormai più di dieci anni che il registratore è uno degli strumenti più usati in questa parrocchia di periferia, ed in tutto questo tempo è stata raccolta una quantità notevole di materiale su cui riflettere: alle registrazioni delle omelie si sono, infatti, aggiunte quelle dei corsi di approfondimento teologico e filosofico che Don Felice tiene, sempre in parrocchia, più o meno quindicinalmente.
Su questo materiale è stato fatto un lavoro di revisione/ adattamento per rendere più agevole la lettura, eliminando quelle forme che, efficaci nel parlato, risultano inutili e poco comprensibili nella forma scritta, facendo attenzione a non mutarne il senso.
Certo, l'omelia non è un genere che vada molto di moda oggi, e questo perché, probabilmente, è proprio la parola a vivere momenti difficili nel nostro tempo: in un'epoca di usi ed abusi sfrenati, la parola non si sottrae a questo triste destino. Tuttavia, è proprio dalle parole che parte questa appassionante vicenda, e dalla convinzione che esse portino con sé un carico di realtà, di concretezza, di carne e sangue di fronte ai quali è necessario avere rispetto e cura.
Recuperare il significato originario dei termini richiede, per usare un'espressione del parroco, un lavoro archeologico, di scavo e critica radicali, nella convinzione che, l'espressione è sempre sua, "ogni traduzione è un tradimento".
Il servizio della parola assume, però, nell'ottica della fede cristiana, un significato ulteriore: non si tratta di un lavoro strettamente etimologico (comunque importante), ma di un cammino che punta a portare avanti un'opera di chiarificazione/purificazione della fede, per liberarla da tante "strane idee" che ne impediscono la maturazione.
Il presupposto di tale lavoro è una decisa passione, per la verità, ma questa passione è anche la fatica di comunicare un messaggio mantenendosi fedeli allo stile della verità, senza farsi o fare sconti.
È uno stile, va ammesso, che porta a forti contrapposizioni, ma mettersi alla scuola della verità vuol dire anche accettare queste contrapposizioni.
L'importanza dei temi trattati e il modo di presentarli ha suscitato nei molti ascoltatori delle omelie domenicali l'esigenza di ritornare su quanto sentito, per un approfondimento personale. Ed è proprio in risposta a questa esigenza che si è pensato di ordinare in forma di libro le omelie registrate nel corso degli anni.
E due! A quanto pare le parole di Qoeleth "...né mai l'orecchio è sazio di udire" (Qo 1,8) sembrano avverarsi anche per un tipo di discorsi che oggi, nel migliore dei casi, è ritenuto poco attendibile. Così, di registrazione in registrazione e di sbobinatura in sbobinatura, nella Parrocchia di San Ciro, del quartiere di Mungivacca in Bari, siamo giunti alla seconda pubblicazione di omelie del parroco don Felice Verni. Anche in questo caso si tratta di una raccolta che copre all'incirca il periodo di un anno liturgico.
Questa piccola premessa ci sembrava doverosa, soprattutto per un principio di chiarezza al quale ci sforziamo di rimanere fedeli: chi, infatti, sapesse la provenienza di questo libro, ma non fosse a conoscenza delle vicende precedenti, potrebbe incorrere nell'equivoco, leggendone il titolo, di pensare che il prete in questione, stanco di parlare ad orecchie non troppo ben disposte, ed ormai vicino alla terza età, abbia preso la riposante decisione di dedicarsi alla botanica. Non che la cosa debba stupire, visti i molteplici interessi e i campi del sapere che, nel corso della sua vita, non ha disdegnato di indagare. Tuttavia così non è, e di anno in anno il tentativo, che, nel caso di un prete, fa parte della sua missione di vita, di aiutare i credenti a compiere un percorso di maturazione della propria fede, non ha trovato finora sosta.
La domanda iniziale, tuttavia, rimane: perché il titolo "Agave" per una raccolta di omelie?
L'agave è una pianta desertica, ormai diffusa anche nella zona del Mediterraneo, caratteristica per le sue grosse spine, ma anche per la ricchezza di acqua che contiene nelle sue fibre. L'immagine è sembrata particolarmente adatta a descrivere insieme il contesto, lo stile e il contenuto dei discorsi di questo libro.
In effetti, appare sempre più evidente come oggi l'annuncio evangelico viva ancora il suo esser "voce di uno che grida nel deserto". La moltiplicazione illimitata di parole del quale il mondo sembra non poter fare a meno, rende sempre più difficile cogliere la novità prorompente di un messaggio che non manca di mostrare la sua verità lontano dal trambusto e dalla chiacchiera quotidiana.
Per chi, poi, avesse il coraggio di affrontare questo "deserto", ci si trova a dover fare i conti con piante, come l'agave, la cui spinosità rende forte la tentazione di tenersene alla larga (magari ritornando alle prospettive più facili e accessibili della "città"). La ricchezza inaspettata che, tuttavia, scopre e gusta chi con coraggio affronta questi ostacoli, dà ragione di tutto lo sforzo compiuto e può diventare ragione di vita.
L'attenzione e il seguito che questi discorsi continuano ad avere nei numerosi frequentatori della parrocchia, ci hanno spinto a continuare questo lavoro di raccolta e di pubblicazione delle omelie, con la finalità di dare la possibilità, a quanti lo desiderano, di tornare sui temi ascoltati.
Lo stile potrà apparire non facilissimo (è il caso di dire spinoso), ma questo è dovuto al linguaggio parlato, al quale abbiamo preferito non apportare troppe correzioni.
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