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40 anni di "pretura"

San Ciro > Il nostro parroco

40 anni di "pretura" di don FELICE
(da cantarsi sulla base musicale della
canzone Tintarella di luna)



In 40 anni di pretanza
tu sconquassi ogni coscienza
la psicologia e la scienza
tu schiaffeggi ad oltranza
ma se c'è una cozza piena tu la fai al gratin

tin tin tin luci a S. Ciro
tin tin tin sei tu che fai un tiro
di sigari cubani
non chiedi altro di più

Fra sadismo e masochismo
Metti in croce il conformismo
Al potere e al '68
Preferisci un bel ciambotto
Della mitica S. Ciro
Tu, sei il Papa Parroco.

Cin cin cin al buono e il cattivo
Cin cin cin offri un buon primitivo
Sai già che la morte, in braccio ci cullerà

Agli incontri pastorali
Preferisci due boccali
di birra fresca che ti ciucci
Alla salute di Cacucci
e se c'è salsiccia fresca tu fai il barbecue

Tin tin tin primari e oculisti
Tin tin tin e seminaristi
Casalinghe o impiegate
Brindiamo tutti per te

Una scuola qui hai fondato
Da te Ratzinger ha copiato
Invece che celebrar nozze
Preferisci aprir due cozze
E se c'è un funerale tu diventi candido (due volte)

Bari, 30 Giugno 2008


I miei primi 40 anni di ………di "pretura" (dal discorso di don Felice tenuto in occasione del festeggiamento dei suoi 40 anni di sacerdozio.)

Sostantivo "prete";
verbo "pretare";
participio futuro "preterò"
è la resistenza del prete che se ne và continuamente come un nomade pellegrino.

Perché 40 e non 50 : 50 sanno di trionfalismo ( e l'unico mio trionfo è quello ironico ).
40 anni mi sono piu' congeniali : per 40 anni il popolo di Israele peregrinò nel deserto prima di arrivare alla terra promessa.

I miei 40 anni di "pretura" sono stati l'attraversamento del deserto, un deserto fatto di "stupidità" e di "paure", salvo alcune eccezioni. Per inciso: lascio a tutti i presenti la possibilità di collocarsi tra quelle "alcune eccezioni".

Stupidità : è la virtu' tipica di chi ritiene di poter tenere insieme Dio ed il mondo senza contraddizione alcuna. Lo stupido ritiene di essere furbo, dicendo sì all'Uno e all'altro : è contento di questa sua furbata.
Anche a me è capitato, e capita, di voler tenere insieme Dio ed il mondo, ma sento il peso e la sofferenza della contraddizione e cerco di liberarmene.

La paura : è quella di perdere l'appuntamento con la vita e col mondo. Al fondo di questa paura c'è ignoranza profonda : il pauroso non sa che non è lui a possedere la vita, ma è la vita a possedere lui e a mollarlo quando non servirà piu' a niente.

Stupidità e paura mi hanno reso difficile la realizzazione di quello che intendo come "comunità cristiana", comunità di "persone", cioè di individui "maschere" di Dio, attraverso cui risuonano "esigenze eterne" e sofferenti per la condizione di imbrigliamento nella contraddizione tra Dio e il mondo.

Gli stupidi hanno voluto fare i furbi e in questa comunità creano semplicemente "maschere" del mondo, cercando di realizzare finalità mondane. I paurosi, invece, rimanevano confinati in una indecisione senza fine. Per questo, a volte, ho cercato di far venire allo scoperto stupidità e paura, con conseguente dileguamento dei portatori di questi due handicap.

Non mi sono sentito offeso per questo; solo la verità può offendermi. Non mi sono nemmeno sentito tradito da chi si è allontanato: chi è andato via ha semplicemente tradito non me, ma la sua vocazione originaria all'Eterno.

Ho solo un dispiacere : chi va via si comporta come la zanzara femmina (senza offesa alla donna), che succhia sangue umano per poter produrre uova fertili e così la "madre dell'idiota è sempre incinta".
Per me, punto da questo tipo di zanzara, solo un po' di prurito e poi basta; la pratica veniva archiviata.

Per concludere, ringrazio tutti gli stupidi e i paurosi che ho incontrato. Li ringrazio perché grazie alle loro stupidità e alle loro paure mi sono liberato da quelle mie e ho ringiovanito sempre piu' la mia fede che è soprattutto disprezzo (svalutazione) del mondo, cioè delle sue istituzioni, dei suoi saperi frutto di stupidità e paure, non certamente delle persone.
Chi disprezza e svalorizza il mondo è nella fede, perché la fede, prima di essere un corpo di dottrine su Dio, è ironia sul mondo. Chi disprezza il mondo, ama Dio, anche se non lo sa.

Su questa barca, che è la mia fede, lascio i marosi della vita e faccio la traversata dei miei ultimi anni, attratto dal vento dell'Eterno.



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